Professori – Francesco Spera

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Francesco Spera

Francesco Spera si è formato culturalmente alla scuola di Giorgio Bàrberi Squarotti, laureandosi a Torino in Letteratura italiana contemporanea con una tesi su Dossi Imbriani Faldella. È stato ricercatore presso la facoltà di Lettere e filosofia di Torino, poi dal 1987 è diventato professore ordinario di Letteratura teatrale italiana a Catania, quindi di Letteratura italiana a Parma. Dal 1993 insegna Letteratura italiana nell’Università degli studi di Milano, corso di laurea in Lettere, di cui è stato presidente per sei anni.
Nella sua ricerca scientifica ha dapprima studiato la narrativa fra Otto e Novecento, poi in generale la letteratura italiana del secondo Ottocento, curando edizioni di testi di Imbriani (il romanzo Dio ne scampi dagli Orsenigo, 1975, e la raccolta di racconti Per questo Cristo ebbi a farmi turco, 1981), De Roberto (I Viceré, 1991), Verga (Novelle, 1992). Ha pubblicato una monografia su Dossi, Imbriani e Faldella (Il principio dell’antiletteratura, 1976), una monografia su Vitaliano Brancati (1981), una raccolta di interventi su Tarchetti, Boito, Capuana, Verga, De Roberto, e su varie questioni di temi e di generi (La realtà e la differenza, 1994). Frutto della partecipazione a convegni sono alcune comunicazioni su Panzini, Buzzati, Tomasi di Lampedusa, e soprattutto su D’Annunzio (Le novelle, 1982; Il Notturno, 1987; La Gioconda e La Gloria, 1989). Ha collaborato inoltre con otto capitoli ‘ottocenteschi’ alla Storia della civiltà letteraria italiana della Utet (Poetiche, Poesia, Scapigliatura, Teatro, Verismo, Verga, Narrativa, Fogazzaro, vol. IV, t. I, 1994). Sempre per la stessa casa editrice ha coordinato il settore degli scrittori otto-novecenteschi del Grande Dizionario Enciclopedico, redigendo personalmente numerose voci. È infine autore di molte voci anche del Dizionario delle opere della Utet
In seguito si è dedicato alla letteratura teatrale, in particolare alla tragedia del Cinquecento, con pubblicazione di opere di Alamanni (Antigone, 1997), Martelli (Tullia, 1998), Dolce (Medea, 2005), con un articolo sull’Orazia dell’Aretino (1993) e l’introduzione a due tragedie di Euripide tradotte in latino da Erasmo da Rotterdam (2000). Ha studiato anche altri autori teatrali, soprattutto Alfieri e Pirandello, con letture di singole opere: Polinice (2000), Agamennone (2006); Liolà (1985), Così è (se vi pare) (1988); Pensaci, Giacomino! (1995), Il piacere dell’onestà (1998). Ha pubblicato una monografia sull’evoluzione dalla tragedia neoclassica al dramma romantico, Metamorfosi del linguaggio tragico (1990), con analisi di opere di Alfieri, Monti, Foscolo, Manzoni, e un capitolo conclusivo sulla librettistica del melodramma del primo Ottocento. Sempre in questo ambito rientra un saggio teorico sulla Letteratura teatrale, compreso nel volume collettivo L’Italianistica (1992).
Ha inoltre al suo attivo studi su autori e opere del Trecento: una lettura della quinta giornata del Decameron (La buona sorte e la forza d’amore 1989); del Seicento: introduzioni ai canzonieri di Scipione Errico (1993) e di Antonio Basso (1999); del Settecento: due articoli sul Giorno di Parini (1984, 1998); dell’Ottocento: Foscolo (I Sepolcri, 1979), Borsieri (Le avventure letterarie di un giorno, 1987), Leopardi (Il canto delle favole antiche, 1980), De Sanctis (Il viaggio elettorale, 1995).
Negli ultimi anni si è andato intensificando lo studio della Commedia, con pubblicazioni di letture di singoli canti e analisi trasversali: La confessione di Dante (1979); Frequenze mitologiche nella Commedia (1985); La poesia degli angeli (1990); Dialogo e profezia nella Commedia (2000), Il volto dantesco (2002), La poesia forte dell’Inferno dantesco (2006), I canti dei barattieri (2006); ha curato il volume collettivo La divina foresta. Studi Danteschi (2006).